(Buganvílias, 2020)
sono quasi due mesi
(e durerà fino all’autunno)
che la fioritura della bouganvillea
resiste di fronte al binario 20
l’ultimo a nord della stazione:
anno dopo anno
salendo ha ricoperto
sarmentosa e temeraria
intere campate
dell’alta massicciata
di mattoni rugginosi.
Remota la sua origine:
forse Yolosa sul fondovalle
dopo la discesa dalla Cumbre:
le foreste umide verdetenero
punteggiate di macchie arancioni o viola:
le Yungas.
O più in là Arapata o Chulumani
da dove i viaggiatori
la portarono fin qui in città.
La banchina è deserta
e per un momento silenziosa.
Dietro un pilastro
due, di età indefinita,
abbracciati si stanno baciando.
Forse altrettanto antica e forte
e simile all’avventura
delle tropicali brattee colorate,
la loro storia
che ora stanno suggellando
in un talismano di labbra.
Che va però - anche qui tra queste spine
di lettere o preghiera -
nascosto e taciuto
come un pegno prezioso non scaduto
[Enrico Testa, em Ablativo]
[11.11.2016]
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