Não vi o eclipse da lua
enfumada
enfurnada
no duplo fundo do navio
aquele de carga
de grãos às soltas
desembalados
Não vi a obscuridade intermitente
dos lampejos do farol
— Maria Luiza Corrêa
[da newsletter: Ponto sem nó]
Se posso perdonare, allora devo
riuscire a perdonare anche me stessa
e smetterla di starmi a giudicare
per come sono o come dovrei essere.
Qui non si tratta di consapevolezza
ma è la superbia che mi tiene stretta
in una stolta morsa che mi danna.
Eccomi infatti qui dannata a chiedermi
che cosa fare per essere perfetta.
Tenersi all’apparenza, forse descrivere
soltanto cose in mutua tenerezza.
It works
Io quando amavo desideravo non te ma le più dolci ironie d'una
vera semenza. Ecco è chiuso il cerchio separato da il tuo
volenterosa correvo a cercarti. Veramente non sapevo
chi ti voleva. Per esempio giocare dolcemente piangendo
sudando. Io non volevo lo tono screziato morire è
per me lo tono screziato.
Perché muori?
[poesia dedicata a Mich Perriera: "Geografia del male" romanzo, Amelia Rosselli]
Não há guarda-chuva
contra o poema
subindo de regiões onde tudo é surpresa
como uma flor mesmo num canteiro.
Não há guarda-chuva
contra o amor
que mastiga e cospe como qualquer boca,
que tritura como um desastre.
Não há guarda-chuva
contra o tédio:
o tédio das quatro paredes, das quatro
estações, dos quatro pontos cardeais.
Não há guarda-chuva
contra o mundo
cada dia devorado nos jornais
sob as espécies de papel e tinta.
Não há guarda-chuva
contra o tempo,
rio fluindo sob a casa, correnteza
carregando os dias, os cabelos.
[João Cabral de Melo Neto]
Sono nata un venerdì, giorno pari dell’inverno
gli anni sgranati una vertebra alla volta.
Tolgo briciole dalla tavola della colonia antica
della casa bianca nel prato del bosco
dove andavamo insieme ai grandi;
la rosa di mia madre è testimonianza
sera che si scioglie tra le dita.
[Gisella Genna]
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
[Alda Merini]
| Castelraimondo, 2020 |
a mia madrae
Io vorrei, superato ogni tremore,
giungere alla bellezza che mi incalza,
dalla rovina del silenzio, fonda,
togliere la misura della voce
e cantare all'unisono coi suoni;
stamparmi nelle palme ogni vigore
in crescita perenne e modulare
un attento confine con le cose
ov'io possa con esse colloquiare
difesa sempre da incipienti caos.
Vorrei abitare nel segreto cuore
centro d'ogni più puro movimento,
animare di me gli spenti aspetti
dei fantasmi reali e riplasmare
le parabole ardenti ove ogni grazia
è tocca dal suo limite. Variata
stupendamente da codesti incontri
numererò la plurima mia essenza
entro un solo, perenne,
insistere di toni adolescenti.
Nell'aperta misura delle ali
del più libero uccello,
nel vigore degli alberi
nella chiarezza-musica dei venti,
nel frastuono puerile dei colori,
nell'aroma del frutto,
sarò creatura in unico e diverso
principio, senza origine né segno
d'ancestrale condanna.
E so, per questa verità, che il tempo
non crollerà spargendo le rovine
dei violati contatti alla mitezza
del mio nuovo apparire, né la sacra
identità del canto verrà meno
ai suoi idoli vivi.
I am silver and exact. I have no preconceptions.
Whatever I see I swallow immediately
Just as it is, unmisted by love or dislike.
I am not cruel, just truthful -
The eye of a little god, four cournered.
Most of the time I meditate on the opposite wall.
It is pink, with speckles. I have looked at it so long
I think it is a part of my heart. But it flickers.
Faces and darkness separate us over and over.
Now I am a lake. A woman bends over me,
Searching my reaches for what she really is.
Then she turns to those liars, the candles or the moon.
I see her back, and reflect it faithfully.
She rewards me with tears and an agitation of hands
I am important to her. She comes and goes.
Each morning it is her face that replaces the darkness.
In me she has drowned a young girl, and in me an old woman
Rises toward her day after day, like a terrible fish.
Demora-te sobre a minha hora.
Antes de me tomar, demora.
Que tu me percorras cuidadosa, etérea
Que eu te conheça lícita, terrena
Duas fortes mulheres
Na sua dura hora.
Que me tomes sem pena
Mas voluptuosa, eterna
Como as fêmeas da Terra.
E a ti, te conhecendo
Que eu me faça carne
E posse
Como fazem os homens.
[Hilda Hilst]
| Jardim em Pompéia, 2020 |
"Ho parlato in sogno con te, Afrodite."
"Vorrei veramente essere morta.
Essa lasciandomi piangendo forte,
mi disse: 'Quanto ci è dato soffrire,
o Saffo: contro mia voglia
io devo abbandonarti.'
'Allontanati felice' risposi
'ma ricorda che fui di te
sempre amorosa.
Ma se tu dimenticherai
(e tu dimentichi!) io voglio ricordare
i nostri celesti patimenti:
le molte ghirlande di viole e rose
che a me vicina, sul grembo
intrecciasti col timo;
i vezzi di leggiadre corolle
che mi chiudesti intorno
al delicato collo;
e l'olio da re, forte di fiori,
che la tua mano lisciava
sulla lucida pelle;
e i molli letti
dove alle tenere fanciulle joniche
nasceva amore della tua bellezza."
[Safo, trad. Salvatore Quasimodo]
L'antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella
foresta il saggio Sileno, seguace di Dionisio, senza prenderlo.
Quando quello gli cadde infine fra le mani, il re domandò
quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo.
- F. Nietzsche
Era già sera in terra,
nel caos e nella pena,
quando improvvisa mi arrivò la voce
tua che saliva le scale.
Allora, stretto contro lo spioncino,
dietro la porta, ho atteso
per vederti apparire deformata,
pupilla e pesciolino,
sperduta nell'acquario della lente.
E mentre tutto frana senza senso,
sali le scale e sembri dirmi: "Vivi
per me." Torni da pallavolo,
ma nella sacca mi porti l'antidoto,
tu stessa, ampolla, antidoto del male.
***
A antiga lenda narra que o rei Midas perseguiu longamente na
floresta o sábio Sileno, seguidor de Dionísio, sem chegar a alcançá-
lo. Quando finalmente Sileno caiu em suas mãos, o rei lhe
perguntou qual era a coisa melhor e mais desejável para o homem.
- F. Nietzsche
Já era noite na terra,
no caos e no pesar,
quando de repente chegou tua
voz subindo as escadas.
Então, colado no olho mágico,
atrás da porta, esperei
para te ver aparecer deformada,
pupila e peixinho,
perdida no aquário da lente.
E enquanto tudo desaba sem sentido,
sobes as escadas e pareces me dizer: "Vive
para mim." Estás voltando do vôlei,
mas na bolsa me trazes o antídoto,
tu mesma, ampola, antídoto do mal.
Guarda questa bambina
che sta imparando a leggere:
tende le labbra, si concentra
tira su una parola dopo l'altra,
pesca, e la voce fa da canna,
fila, si flette, strappa
guizzanti queste lettere
ora alte nell'aria
luccicanti
al sole della pronuncia.
***
Olha essa menina
que está aprendendo a ler:
mexe os lábios, se concentra
fisga uma palavra após a outra,
pesca, e a voz como a vara
vai, se curva, apanha
essas letras coleantes
agora altas no ar
reluzentes
sob o sol da pronúncia.
[Valerio Magrelli, trad. Patricia Peterle e Lucia Wataghin]
what it sounds like is a bird breaking small bones against glass. the least of them, a sparrow, of course. you’re about to serve dinner and this is the scene. blame the bird, the impertinent windows, try not to think of the inconvenience of blood splattering violet in the dusk. how can you eat after this? do not think of whom to blame when the least of us hurdles into the next moment. a pane opening into another. the least of us spoiling your meal.
~
the smell of it will be smoke and rank. you will mutter about this for days, the injustice of splatter on your window. foolish bird. civilization. house with the view. fucking bird feeder. it will take you a week, while the flesh starts to rot under thinning feathers, while the blood has congealed and stuck, for you to realize that no one is coming to take the body. it is your dead bird. it is your glass. you have options you think. hire out. move out. leave it for the bigger blacker birds.
~
you will taste rotting just above the top of your tongue. so much, that you check yourself to make sure that it is not you. the bird deserves something. you go to the closet, pick out a shoe box. discount? designer? you start to think of how it has come to this: pondering your mortality through a bird. a dead bird. never-mind. you don’t find it a problem not running into windows.
~
it is an eyesore and we start to gather as large billows in your yard. you marvel at us, beautiful, collecting and loosening our dark bodies from white sky to your grass. and then it comes. more bones and blood. one by one crashing into the closed pane. mindless birds. brown and gray feathers. filthy pests. another. fucking feeder. we look like billions lifting into flight and then—shatter.
~
you might find a delicate humility in the art of cleaning glass. while you work, you sustain tiny slivers of opened flesh. tips of your fingers sing. shards, carnage, it has become too much. you are careful to pick up all that you can see. you call a repairman. you are careful to pick up all that you can see. you throw everything into big shiny trash bags. you are careful to pick up all that you can see. you consider french doors. you are careful to pick up all that you can see and find more with each barefoot trip through your bloodbath house.
The art of losing isn’t hard to master; so many things seem filled with the intent to be lost that their loss is no disaster. Lose some...